lavoroChe strategia implementare per risolvere il problema del lavoro in Italia? Di come, cioè affrontare il tema della disoccupazione?

C’è un problema di incontro tra domanda e offerta da dover affrontare innanzitutto. Servizi giornalistici e opinioni da uomo comune ci dicono che se i giovani hanno difficoltà a trovare lavori interessanti e gratificanti, se molte persone di mezza età perdono il lavoro e fanno fatica a riciclarsi, se c’è un problema di disoccupazione strutturale specialmente nel Sud, è anche vero che imprenditori si lamentano perché non riescono a coprire le posizioni offerte (artigiani, fabbriche che cercano operai specializzati, aziende che offrono lavori di qualità a termine, come i call center tipo Accueil). Quindi il governo attuale ha previsto di investire in politiche attive del lavoro che da un lato censiscano le necessità aziendali, dall’altro conoscano e orientino la domanda di chi cerca lavoro, e infine costruiscano le opportunità perché le due tendenze si incontrino. È un’idea efficace, anche se un po’ illuminista – basta l’informazione per risolvere i problemi – del problema domanda/offerta di lavoro. Certo per arrivare all’efficienza dei centri per l’impiego inglesi o tedeschi ci vorrà del tempo, ma la strada è sicuramente giusta: il lavoro si trova anche aumentando il livello di informazione e costruendo dei percorsi – di orientamento e di formazione – che superino i gap.

C’è però anche un problema di incentivi. Il costo del lavoro è un pesante handicap per chi vuole assumere, e non si può indirizzare il lavoro contando solo sull’incontro spontaneo di domanda e offerta: il mercato del lavoro è un mercato particolare, che chiede, visto gli enormi effetti sociali e economici che ha su tutta la società, di essere orientato. Quindi una politica di abbassamento selettivo del costo del lavoro è un altro pilastro della politica che serve per creare nuova occupazione.

Ma questo non basta, occorre anche vedere se l’economia è in grado di crescere e di offrire le opportunità che un pil che cresce offre. Qui non basta l’incontro tra una domanda che c’è e un’offerta basata sull’esistente. Occorre pensare a un grande progetto di politica industriale, capace di indirizzare investimenti pubblici e privati verso i settori maggiormente capaci di produrre nel tempo sviluppo e quindi occupazione.

Sono questi i tre pilastri di una buona politica per l’occupazione: servizi attivi per l’incontro domanda/offerta, incentivi per rendere il costo del lavoro più competitivo, politica industriale per muoversi verso i settori economici del futuro.

 

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