master universitari bbsBig data: un po’ di chiarezza sul significato

Come gli addetti ai lavori ben sanno, il mondo del lavoro è colmo di termini tecnici, talvolta utilizzati in modo inadeguato. Questo fenomeno si può osservare soprattutto nei contesti professionali in cui la tecnologia riveste un ruolo fondamentale. Con questo articolo prenderemo in esame i cosiddetti Big data.

Il termine è stato coniato in seguito allo sviluppo del web come lo conosciamo al giorno d’oggi, e una possibile traduzione italiana potrebbe essere “grande insieme di dati”. Pur trattandosi di una definizione letterale piuttosto banale, non si distacca particolarmente dal senso effettivo dell’espressione anglofona: con Big data, normalmente, si intende una quantità di dati, collegati fra loro secondo un criterio logico, tanto vasta da necessitare di determinate tecnologie per una gestione sensata.

In termini più generali, i Big data si possono identificare anche come flussi di informazioni digitali, provenienti non necessariamente dalla stessa fonte, ma comunque raggruppati in modo da costituire quantità addirittura nell’ordine degli Zettabyte (miliardi di Terabyte). L’utilizzo dei Big data trova applicazione in numerosi settori, come quelli pubblicitari (per esempio con la valutazione degli acquisti e dei feedback su larga scala) e aziendali (con lo studio di qualsiasi parametro digitale, interno ed esterno, di potenziale utilità per le attività manageriali).

Prima di esaminare alcuni esempi concreti, riassumiamo le peculiarità proprie dei Big data. In primo luogo, trattandosi di archivi estremamente estesi, si deve tener conto del volume. Questo descrive la dimensione concreta della massa di dati, e i valori relativi vengono sfruttati da chi si occupa di predisporre i database designati. La velocità, invece, riguarda la frequenza con cui i dati vengono generati e diffusi dai sistemi presi come riferimento o fonte diretta; con il tempo, il rapporto tra volume e velocità è cresciuto esponenzialmente, e l’aumento è tutt’ora attivo, richiedendo metodologie sempre più all’avanguardia per monitorare i Big data in tempo reale. Come terzo e ultimo fattore determinante consideriamo la varietà. Quest’ultima è dovuta al raggruppamento di informazioni ottenute in modo misto; è noto come spesso sia notevolmente difficoltoso estrapolare dati effettivamente utili da una serie di Big data troppo differenziata.

 

I Big data in Italia e nelle aziende

Nel nostro Paese, così come in qualsiasi altra nazione che gode di un certo tasso di industrializzazione, l’utilizzo dei Big data è consuetudine nei contesti aziendali. Non si può negare, infatti, che l’analisi rivesta un insieme di operazioni di grande interesse gestionale all’interno di ogni impresa. Chiaramente, una buona efficienza nella selezione e nella coordinazione dei Big data può rispecchiarsi in una maggiore rapidità nelle scelte e nell’amministrazione generale, offrendo di fatto un significativo vantaggio tecnico nei confronti della concorrenza.

Questi sono i motivi che hanno condotto alla nascita di una figura professionale specifica, abbondantemente richiesta da svariati generi di reti aziendali e commerciali. Si tratta del Data Scientist, vale a dire colui (o colei) in grado di manovrare al meglio le dinamiche portanti della raccolta e della distribuzione dei Big data. Il Data Scientist, in parole povere, si può intendere come un minatore digitale: la maggior parte delle sue azioni è finalizzata alla ricerca di dati preziosi, nascosti da un’immensa quantità di informazioni generiche e insignificanti. Le competenze del professionista in questione riguardano anche la capacità di maneggiare correttamente tali dati, tutelando in questo modo l’azienda dai pericoli di una cattiva gestione interna.

Considerata la notevole diversificazione delle abilità teoriche e pratiche necessarie, sono stati istituiti dei corsi strutturati ad hoc, guidati da numerosi docenti con una comprovata esperienza nei settori informatici e finanziari. Un ottimo programma formativo è il corso di Big Data Analytics offerto nel capoluogo emiliano dalla Bologna Business School, valorizzato dalla possibilità di partecipare a uno stage finale, opportunità di grande pregio per arricchire il proprio curriculum e il proprio bagaglio di esperienze lavorative.

 

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