Donald Trump ha più volte affermato che non intende assolutamente ritirarsi dalla corsa alla Casa Bianca e la sua posizione non è mutata di una virgola nemmeno dopo l’ultimo scandalo, quello legato alle dichiarazioni apertamente sessiste risalenti a dieci anni fa e riportate dai maggiori network e giornali americani.

Il tycoon non ha nessuna intenzione di abbandonare il campo di queste elezioni americane 2016 che comunque vada sono già passate alla storia come le meno convenzionali di sempre, sia per la presenza di un candidato come Trump, sia per le tematiche che alla fine hanno dominato la campagna elettorale. Per i repubblicani appare ormai tecnicamente impossibile estromettere Trump dalle elezioni usa 2016, sia per motivi di opportunità che tecnico giuridici.

L’unica via, assai difficile da percorrere, sarebbe quella di convocare nuovamente la convention e mettere ai voti la candidatura di Trump. Ma chi potrebbe, nel caso essere candidato al suo posto? L’unico nome potenzialmente in lizza è quello di Mike Pence, attualmente vice-presidente scelto da Trump nel caso in cui le elezioni americane 2016 dovessero incredibilmente portarlo alla Casa Bianca.

Ma chi è Mike Peance, l’uomo a cui alcuni esponenti del partito repubblicano vorrebbero affidare il compito di correre per la Casa Bianca in quella che ormai appare una sfida disperata contro Hilary Clinton?

Mike Peance: un volto poco noto a livello nazionale

Di Pence va detto che è nell’agone politico da molto tempo e attualmente è governatore dell’Indiana. Per capire l’uomo si può fare riferimento a quanto da lui detto nel corso della convention repubblicana di luglio a Cleveland, quando disse di essere prima di tutto un cristiano, quindi un conservatore e in ultimo un repubblicano, marcando più volte l’importanza dell’ordine in cui aveva usato i tre aggettivi.

Di lui, che ha da poco compiuto 57 anni e che non è ancora troppo noto a livello nazionale, si dice che sia stato democratico in gioventù prima di chiudere i propri rapporti con la chiesa cattolica prima e con il partito democratico poi.

Nel suo passato vi è un voto per Jimmy Carter alle presidenziali del 1980, ma da allora è diventato esponente di quell’ala repubblicana molto vicina alle idee di Regan per poi avvicinarsi, anno dopo anno, all’ala ultra-conservatrice del partito, rimanendo però spiccatamente liberista in ambito economico.elezioni-usa-2016-donald-trump-770x512

La decisione che lo ha fatto salire alla ribalta nazionale

Considerato uno degli esponenti più reazionari del partito repubblicano è da sempre favorevole alla possibilità di negare alcuni servizi pubblici di prima necessità alle coppie omosessuali e all’inizio di quest’anno è diventato noto a livello nazionale per aver cercato di bloccare legalmente l’aborto da parte di una donna, tentativo alla fine non riuscito per la decisione di un giudice federale.

Se da un lato è candidato in grado di intercettare i voti della parte più conservatrice del partito repubblicano, dall’altra potrebbe essere capace di fare breccia anche in quegli indecisi che non sanno ancora per chi votare. Alla base di questa percezione vi è la sua capacità di apparire come un politico esperto, ma al di fuori dei giochi di potere che hanno portato l’America profonda a cercare sfogo in Trump in queste elezioni americane del 2016, oltre al suo appoggio all'”Obamacare”.

Ma Pence può davvero scalzare Trump?

Se il desiderio di molti esponenti del partito repubblicano è quello di vedere Trump estromesso dalla corsa alla Casa Bianca, la realtà è però un’altra ed è una realtà in cui difficilmente Mike Pence potrà diventare il candidato repubblicano da contrappore a Hilary in questo ultimo scampolo di campagna elettorale per le elezioni americane del novembre 2016. I motivi sono principalmente due: il primo è che si tratterebbe di un vero e proprio suicidio politico da parte di un partito che secondo tutti gli analisti politici, americani e non, ha già perso la faccia non riuscendo a trovare in un anno un nome da opporre al ciclone costituito da Donald Trump e che probabilmente ora potrebbe trarre più vantaggio da una catastrofica sconfitta del tycoon piuttosto che da una sua defenestrazione attraverso quelli che l’opinione pubblica finirebbe con il vedere e giudicare come dei giochi di palazzo.

Il secondo è che molti cittadini hanno già votato per queste elezioni americane 2016, avendo utilizzato la possibilità data dalla normativa federale e dei singoli stati, la quale consente di votare anticipatamente per posta rispetto al giorno delle elezioni.

Cambiare ora uno dei due candidati vorrebbe dire andare a creare un caos dal punto di vista giuridico difficilmente risolvibile vista l’eccezionalità della situazione che si andrebbe a creare con la sostituzione di un candidato ad un mese dalle elezioni, cosa mai avvenuta prima in più di duecento anni di storia degli Stati Uniti d’America.

 

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