Pulcinella per il mondo LGBT, la maschera del Doge per chi è dominatore e ama il bondage: l’esperta sessuologa Rosamaria Spina, attraverso una intervista sul programma radiofonico Genetica Oggi su Radio Cusano Campus, ha parlato dei profondi legami tra i travestimenti di Carnevale e il sesso.

Maschere Carnevale per il sesso

La sessuologa Rosamaria Spina all’interno del programma condotto da Andrea Lupoli su Radio Cusano Campus ha parlato dei legami tra sesso e travestimenti, proprio in vista del Carnevale. Si sa che anche nell’intimità , ad alcune coppie piace fare dei giochi di ruolo: magari si ordinano online su un sexy shop online come https://www.lovesexpassion.it dei costumi erotici e sexy ed ecco che la fantasia diventa realtà, con il poliziotto, l’infermiera e la cameriera sexy. L’esperta ha spiegato che questo gioco di cambio di ruolo e di identità in ambito sessuale funziona, perché è un modo per sfuggire alla routine quotidiana e provare qualcosa di diverso. Insomma, trasgredire senza rischi, e infatti in Italia ogni Regione ha delle tradizioni antiche riguardanti il Carnevale, soprattutto per quanto riguarda determinate maschere.

Anche in questo caso, per un periodo ci si cala in panni non propri. Proprio con la scusa delle feste in maschera, non è raro che le coppie possano mettere in atto qualche fantasia proibita. Del resto, non c’ è occasione migliore che sfoderare il miglior travestimento e mettere in pratica quello che durante l’anno può risultare difficile. I costumi tradizionali, a detta dell’esperta, si prestano a diverse situazioni.

Pulcinella adatto per gli LGBT

La Dott.ssa Spina non si è fermata, raccontando un particolare aneddoto riguardante una maschera conosciutissima, ovvero quella di Pulcinella. Essa è adatta sia per gli omosessuali, sia per chi è transessuale. La ragione è perché questo personaggio vive una sessualità intermedia, come se non si volesse svelare più di tanto e addirittura gioca a questo doppio ruolo. Pulcinella sarebbe adatta anche a chi ha già la consapevolezza netta e precisa del proprio sesso, ma , secondo l’esperta, dovrebbe sperimentare il ruolo del sesso opposto per capire alcuni particolari di se stesso e degli altri generi.

Pulcinella è adatto per interpretare il doppio ruolo maschile e femminile, attivo e passivo, visto che l’omosessualità non dichiarata ha un lato erotico e trasgressivo che attira. Basta pensare agli idoli delle ragazzine, come il leader EMO dei Tokyo Hotel qualche anno fa, o il leader dei Maneskin in tempi recenti: l’ambiguo attira e stimola fantasia e curiosità anche ai cosiddetti bigotti che non si sognerebbero mai di acquistare un travestimento erotico particolare.

Carnevale Venezia , Doge dominatore

Se la maschera partenopea di Pulcinella risulta amico dell’ambiguità di genere, la categoria dei dominatori può trovare soddisfazione anche a Carnevale senza latex, cuoio e fruste. Le maschere tradizionali del Carnevale di Venezia, con costumi eleganti, sofisticati e d’epoca, sono ideali per loro. Il fatto che esse coprano solo metà del visto stimolerebbero il gioco del vedo e non vedo e la maschera del Doge è quella che, per il ruolo di dominatore, si presta benissimo alle richieste. Un conquistatore, una persona potente in grado di decidere della vita e della morte dei suoi sottoposti, degli schiavi e dei prigionieri: egli è anche considerato alla pari appunto con un conquistatore, sia dal punto di vista territoriale (non dimentichiamoci che Venezia , ai tempi, era una potentissima Repubblica Marinara), sia agli occhi delle fanciulle nobili che ambivano alla scalata sociale.

Del resto, il Carnevale veneziano è nato per annullare, almeno per un periodo, ogni identità e ogni appartenenza a ceti sociali benestanti o meno: la popolazione prendeva in giro i signorotti  e i nobili: le machere più gettonate erano la Bauta e la Moretta. La prima, in maggioranza utilizzata dagli uomini, è composta da un mantello nero, un tricorno nero e una maschera bianca che cela il volto lasciando il labbro superiore allargato e sporgente per  mangiare e bere senza doverla togliere, mentre lo spazio per il naso, molto stretto, rende possibile contraffare la voce. La seconda, detta servetta muta, è composta da una maschera di velluto con cappellino e veletta molto raffinati: il nome deriva dal bottone che bisogna tenere in bocca per far sì che la maschera aderisse al viso, per questo il personaggio non può parlare, rendendolo ad hoc per i sottomessi.

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